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Annie Vivanti
Lirica

Pubblicato da Good Press, 2020
EAN 4064066068813
Indice
EGO.
NUOVA.
DESTINO.
VIRGO.
VATICINIO.
MADDALENA.
O MIA BAMBINA....
AVE, ALBION!
RITORNO.
LASCIAMI ANDARE.
AUT-AUT.
VITA BREVE.
I. UNA LETTERA.
II. COMMIATO.
NELL'ALBUM.
SULL'ATLANTICO.
LIED.
AD UN GIOVANE MEDICO.
CHI SA!...
VALZER.
INCONTRO.
RITRATTO.
VIA!...
ASSENZA.
L'HO RIVEDUTO!
PRESENTIMENTO.
MÉNAGE.
TUTTI I SANTI.
POVERI MORTI!
ERA D'APRILE.
TRA POCO.
VIENI, AMOR MIO!
C'ERA UNA VOLTA.
MENTRE CANTO.
MA NON RAMMENTI.
RANCORE.
SINDACO DI VILLAGGIO.
VIOLE BIANCHE.
NON SARÀ MAI!
NOTTE.
QUANDO SARÒ PARTITA.
IDDIO, CHE VUOI DA ME?
IO SONO STANCA.
APPUNTAMENTO.
APRILE.
ESTETICA.
BAMBINA MORTA.
COCOTTE.
VUOI TU?...
ERO UNA BIMBA CREDULA.
FRA CINQUANT'ANNI.
FIORITA DI GUERRA.
MORGANA.
LETTERA D'AMORE.
POSSIBILITÀ.
ETISIA.
LA MADONNA DEI LADRI.
Signorina,
Nel mio codice poetico c'è questo articolo: — Ai preti e alle donne è vietato far versi. — Per i preti no, ma per Lei l'ho abrogato.
La sua poesia, Signorina, è ciò che è (io non prendo dai critici la pretesa di imporre gli argomenti e il modo di trattarli), ma poesia è; quale dee quasi fatalmente prorompere da un temperamento di femmina lirico (caso rarissimo). E per la immediatezza della rappresentazione e per la verginità dell'espressione mi piace molto. Ciò che nel mestiere del verseggiare italiano dicesi con neologismo pedantesco la forma — un che di postumo al concetto, per lo più, un che di appiccicato, tra la posa e la smorfia, — a Lei manca. A Lei, la fisonomia dell'immagine, la tempera del colorito, la qualità della frase e l'andamento del verso vengono e spirano col movimento del fantasma e della passione che Le dan la poesia. Tutto ciò è sempre bene? Io so e Le dico che molte volte mi rapisce.
E Le bacio la mano.
Bologna, 19 febbraio 1890.
Giosuè Carducci.
Die Engel, die nennen es Himmelsfreud',
Die Teufel, die nennen es Höllenleid,
Die Menschen, die nennen es Liebe.
H. Heine.
EGO.
Indice
O Mondo, vecchia guardia doganale,
Farai l'obbligo tuo da buon cristiano:
Giusta e severa sia la tua condanna,
Chè non ti voglio dar la buona mano!
Sono in contravvenzione, o Mondo astuto.
Volea truffarti con la merce mia:
Non è tabacco, sigari o liquori,
Nulla di spiritoso: è poesia!
Il Mondo ha spalancato i suoi mille occhi,
E “Chi sei tu?„ mi grida: e “cosa fai?
Dimmi la fede tua, l'età, la patria,
Che cerchi, donde vieni e dove vai!„
Del mio paese chiedi? Io ti rispondo:
Non ho paese: è mia tutta la terra!
La patria mia qual'è? Mamma è tedesca,
Babbo italiano, io nacqui in Inghilterra.
E quale la mia fede? Io vado a messa;
La musica mi edifica e ricrea;
Ma sono battezzata protestante,
Di nome e di profilo sono ebrea.
Chiedi dell'età mia? quasi ho vent'anni.
E quale la mia meta? Ancor l'ignoro.
Che cerco? Nulla. Attendo il mio destino,
E rido e canto e piango e m'innamoro.
E cielo e terra, paradiso e inferno
Sfioro coll'ali della fantasia!
Non chieder altro. — Impetuosa e strana
Per nuove vie fugge la vita mia.
Fugge nel buio e crede nella luce.
L'anima fiduciosa e calma e forte
Ispirata mi guida. A che? — Si vive.
Quel gran problema scioglierà la morte.
NUOVA.
Indice
Non voglio più cantare i vecchi amori,
L'eterno aprile ed il chiaror di luna.
Ho in uggia il cielo azzurro e gli astri e i fiori,
La brezza, le barchette e la laguna!
Odio le serenate, i mandolini,
Le dame bionde e i pallidi garzoni,
Quella folla di tristi fantoccini,
Popolo da sonetti e da canzoni.
Io voglio un nuovo canto audace e forte,
Disdegnoso di regole e di rime,
Voglio l'amor che rida della morte,
Voglio del genio la pazzìa sublime!
E se tu m'ami dell'amor ch'io voglio
Baciami sulla bocca in faccia al sole,
Fatti dell'amor tuo scudo ed orgoglio
E la pugna sottentri alle parole!
Col nuovo inno d'amor che vibra e freme
E schiude il cielo all'anima rapita,
Tenendoci per mano, andiamo insieme
A vincer la battaglia della vita!
DESTINO.
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Egli mi disse: “Quanto sei mutata!
Come hai gracile il corpo e il viso gramo!
Dimmi che fai, fatale e sventurata?
Io gli risposi: — T'amo! —
Egli rise e mi disse: “Ti rammenti
Come fu intenso e breve il nostro ardore?
Come fur fuggitivi e risplendenti
Giorni e notti d'amore?„
Egli rise e mi disse: “Ti rammenti
La nuova amante mia? l'altro tuo damo?
Le tue menzogne ed i miei tradimenti?
Io gli risposi: — T'amo! —
Egli mi disse: “Addio. Oggi e in eterno
Si disgiungon le vie che noi seguiamo.
S'io ti rivegga mai, sia nell'inferno!„
Ed io gli dissi: — T'amo! —
Egli mi disse: “Demone morente
E maledetto, lévati e va via!
Vada in oblìo sepolta eternamente
La tua viltade e mia!
“O grigio, o sonnolento, o grave Oblìo,
A ottenebrar la mente oggi ti chiamo:
Strappa costei dal desiderio mio!„
Ed io gli dissi: — T'amo! —
Egli guardommi: un brivido lo scosse.
Lento levò la mano, e sulla faccia
Sulla pallida faccia mi percosse! —
— T'amo! — E gli aprii le braccia.
* * *
Stretti ora l'uno all'altro e silenziosi
Seguiam la via che mena a perdizione,
E ci brucia negli occhi desïosi
La struggente passione.
Egli talor mi guarda spaventato:
— “Come hai gracile il corpo e il viso gramo!„
Io lo fisso nel volto appassionato
E gli sospiro: — T'amo.
VIRGO.
Indice
Crebbe fra le bestemmie e le percosse
Quella gracile bimba spaventata!
Morì a vent'anni, mite ed innocente,
Quella piccola martire affamata.
Or van per le stellate vie del cielo
I poveri piedini ignudi e stanchi,
E la tremula man coglie beata
— Gigli d'argento! — i fulgidi astri bianchi.
E gli angeli, stupiti e riverenti,
Chinan gli alteri luminosi rai,
Mirando in quel pallido viso stanco
La bocca che non fu baciata mai!
VATICINIO.
Indice
Quattro enormi carrozze: Ecco in viaggio
I miei compatrioti di Boemia!
Fan sosta nella piazza del villaggio.
Sono zingari neri e barbuti
E fanciulli ricciuti
E zingarelle
Snelle.
— Qui da una giovin profetessa cieca
Io voglio farmi dire la ventura,
Per sapere qual gioia o che sciagura
L'avvenire m'arreca.
Le diedi la mia mano ed il mio nome:
“Anny?„ ella dimandò, “ti dicono Anny?„
Poi lenta scosse le sue folte chiome:
“Rechi malanni, danni, affanni, inganni.„ —
Disse “Tu piangi poco e ridi assai.
Tu fino ad oggi non amasti mai.
Ebben: oggi amerai.„
Ed io risposi: — L'amo! —
Disse: “Egli è forte e nobile e severo,
Ed ha bruna la faccia e l'occhio nero.
Ed egli t'ama. Vero?„
Ed io risposi: — M'ama.
Disse: “Egli t'ama, t'ama follemente,
Teneramente, disperatamente,
E, bada: eternamente.„
Io non risposi, risi.
“E quanto l'ami tu, tu sola il sai.
E tu domani l'abbandonerai.
Bada: non sbaglio mai.„
Io non risposi, piansi.
MADDALENA.
Indice
In bionde anella il folto crin piovente
Sovra gli omeri ignudi, insino a terra
Ne sparge la dovizia rilucente
Inginocchiata innanzi al suo Signore.
Sovra il grand'occhio cupo e fiammeggiante
Miti s'abbassan le pesanti ciglia,
E la vermiglia bocca supplicante
Pietosamente trema e si fa muta.
Le piccolette mani profumate
Raccolte in croce sovra il sen, le invade
Il volto, dalle tempia delicate
Al bianco collo, in rosee ondate, il sangue.
E il gran Maestro la contempla e tace.
In fondo a' suoi divini occhi riposa
L'infinita d'amor serena pace
E la gran calma di perfetta fede.
Una mano sottile or lievemente
Su quella bionda testa reclinata
Ei posa: sussultar, fremer la sente.
E la chiama per nome: “Maddalena!„ —
Oh! quale allor ne' grandi occhi raggianti
Levati su di lui luce balena
In sconfinato abisso di rimpianti!
E Cristo dice: “Sorgi, Maddalena.„ —
“Signor! È il mio cammin duro a tal segno
Che lacerato ho il piè, la veste, il core!
Qual rifugio mi date? qual sostegno?„ —
— “Abbiam la nostra croce, Maddalena.„ —
“Signor! La fronte e l'anima umiliata
Quando rileverete col perdono?
Quando darete pace all'affannata?„ —
— “Al di là della croce, Maddalena.„ —
“Signore, o mio Signor! Quando, giacente
Sul vostro core la mia bionda testa,
Affonderò la mia pupilla ardente
Nel glauco mar di vostre luci calme?
Onde la vampa, che per fibra e vena
Precipita, calmar? Quando, o Signore?„
E Cristo disse: — “Taci, Maddalena!
O Maddalena, taci!„ —
O MIA BAMBINA....
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“O mia bambina, io voglio idolatrarti
E passare la vita a' tuoi ginocchi,
E passare la vita a contemplarti,
Pago d'un raggio de' tuoi splendidi occhi!„ —
E riverente ei mi guardava in viso,
Poscia s'inginocchiava: “O mio tesoro,
Tu mi sei fede e patria e paradiso;
Tu se' la mia Madonna: ecco — io t'adoro!„
— Madre di Dio! fui come Te indulgente
Per que' grand'occhi nel mio volto fissi:
Sorrisi, e mi chinai timidamente:
“Non adorarmi, baciami!„ gli dissi.
AVE, ALBION!
Indice
Tetra, nebbiosa, gelida Inghilterra,
Aborrito paese ov'io son nata,
Colla tua buona gente addormentata,
Che Iddio ti danni, maledetta terra.
O tristi inglesi dai capelli gialli,
O magri inglesi rosei e scipiti,
È forse il freddo che v'ha istupiditi?
Lunghi fagotti di paracqua e scialli!
O savia gente dai sereni affetti,
Dal sommesso parlar, dal riso fioco,
Datemi un po' di sole, un po' di fuoco,
O inglesi freddi, inglesi maledetti!
Datemi il folle amor, l'odio furente
E le vendette de' meridionali!
Lo sfolgorar di sguardi e di pugnali,
L'impeto d'ira, e il perdonar repente.
Datemi il facil riso e il pianger forte
E la favella dell'Italia mia!
Nei vostri plaids portatevele via
Le vostre idee convenzionali e storte.
Via, nazïon di raffreddati! Ed ora
Che il tuo fangoso suol più non m'alloggia,
Popolo secco sotto eterna pioggia,
Va co' tuoi grandi piedi alla malora!
RITORNO.
Indice
Oh, come t'ha baciato in viso il sole!
Come sei bruno e forte e grande e bello!
Come hai teneri gli occhi e le parole,
O mio fratello!
L'assenza tua mi rese lungo il giorno.
Come fu desolante il nostro addio!
E come benedico il tuo ritorno.
Amico mio!
Guarda: mi vengo a mettere in ginocchi:
Vorrei posar la testa sul tuo petto,
Così, senza parlar, e chiuder gli occhi,
O mio diletto!
Son sola al mondo, tutta sola ormai.
Ed io non voglio che tu vada via!
Senti.... non mi baciasti ancora mai,
Anima mia! —
LASCIAMI ANDARE.
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Lasciami andare ove il fato mi vuole,
Lasciami andare!
Sono assetata di gloria e di sole!
Lasciami andare!
Non mi sgomenta il periglio remoto,
La meta oscura —
Sfido le tenebre, sfido l'ignoto!
Non ho paura.
Ozio codardo, ti sprezzo e detesto,
Lasciami andare!
Ferree catene, v'infrango e calpesto,
Voglio lottare.
Schiava, o fantocci, del vostro comando
Io non sarò.
Viver dormendo, morir sbadigliando
Non voglio, no!
Voglio combattere, voglio soffrire!
Vita, se cedi,
Voglio combattere, voglio morire
Su ritta in piedi!
Lasciami andare ove il fato mi vuole,
Lasciami andare!
Sono assetata di gloria e di sole!
Lasciami andare!
AUT-AUT.
Indice
Io voglio il sole, io voglio il sole ardente
Che l'ebbrezza mi dia del suo splendore,
O pur la buia notte ed il fragore
Forte della tempesta alta e furente.
La grigia nebbia il core la detesta:
Datemi il cielo azzurro o la tempesta.
Voglio la libertà! la sconfinata
Intera libertà la voglio mia!
O pur la tetra e stretta prigionia
Di quattro travi e la cassa inchiodata.
Oh, se non m'è concesso l'infinito,
Frante sian l'ale, e il core seppellito.
E voglio l'amor tuo; l'intero, ardente,
Illimitato amore, o l'odio intenso.
Ma sia l'odio o l'amor, lo voglio immenso!
Io non sopporto un guardo indifferente.
L'amor che tutto soffre e tutto dona
O l'odio che non piega e non perdona.
O tutto o nulla io voglio: il riso o il pianto,
Il sole d'oro o l'uragano nero,
La stretta bara o l'universo intero,
E dallo sguardo tuo martirio o incanto!
Tutti i tuoi baci dammi e tutto il core,
O la croce sublime del dolore!
VITA BREVE.
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I. UNA LETTERA.
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Sto bene, proprio bene! Ho un po di tosse
Che passerà quando vien primavera.
Vedessi poi che belle guance rosse!
Fanno invidia alle bambole di cera.
Ora la mamma non mi sgrida mai,
E babbo poi! Mi bacia ogni momento.
Mi guarda in faccia e dice: Come stai?
E s'io non rido non è mai contento.
Sono felice! Vivere è un incanto.
Sai che domani compio i diciott'anni? —
— Poveri morti! È triste il camposanto.
Nevica!... Addio. Salutami Giovanni.
II. COMMIATO.
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Oggi sta meglio. Trepidante e lenta
Par le torni la vita; il viso bianco
A noi rivolge, e la pupilla spenta
Rifulge di chiarore incerto e stanco.
Il suo passato le ritorna in mente.
Ella si leva, frale e delicata,
E s'asside fra noi tacitamente,
Col suo blando sorriso d'ammalata.
Noi carezziamo trepidi, rapiti,
Il sottil viso e le dorate chiome;
E la curiamo con parole miti
E tenerezze che non hanno nome.
E noi sappiamo che non c'è speranza,
Che nulla al mondo la potrà salvare!
Ma quando torna alla sua cheta stanza,
L'andiam con un sorriso a accompagnare.
Chiusa la porta, ci guardiamo in faccia
Senza parlare!... — E ancor ci sta sul viso
— Spettro di gioia che il terrore agghiaccia —
La tragica menzogna del sorriso!
NELL'ALBUM.
Indice
Bel canarino dalle penne d'oro,
Dammi l'addio: riprendo il mio viaggio:
Al volo anela impazïente l'ala:
Patria non ha l'uccello di passaggio.
Sono uccel di passaggio, ed ha il mio nido
Per suo solo confine il firmamento.
M'è tetto l'uragano e culla il mare.
La ninna-nanna me la canta il vento.
Sono uccel di passaggio e non ho amici:
Nuvole ed onde le compagne mie!
Ma capricciose, infide e passaggere,
Noi c'intendiamo senza ipocrisie.
Onde furenti e nuvoloni neri,
Seguiam la stessa strada burrascosa.
Spinti dalla bufera della sorte,
Abbiam la stessa fede dolorosa.
Chi non ha patria non conosce esilio,
Chi non ha amici non sarà tradito.
Onde furenti e nuvoloni neri
Abbiam la stessa meta: l'Infinito.
— Bel canarino nella gabbia d'oro,
Dalla finestra mi richiami? — Addio.
Bel prigioniero dalle penne d'oro,
Ho l'ali e il canto: l'universo è mio!
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