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Gabriele D'Annunzio

La Gioconda


Pubblicato da Good Press, 2020

goodpress@okpublishing.info

EAN 4064066072711

Indice

DRAMATIS PERSONAE.

ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

SCENA SECONDA.

SCENA TERZA.

SCENA QUARTA.

ATTO SECONDO.

SCENA PRIMA.

SCENA SECONDA.

ATTO TERZO.

SCENA PRIMA.

SCENA SECONDA.

SCENA TERZA.

ATTO QUARTO.

SCENA PRIMA.

SCENA SECONDA.

SCENA TERZA.

CONCORDANZA.

TRAGEDIA

Cosa bella mortal passa, e non d'arte. Leonardo da Vinci.


MILANO

Fratelli Treves, Editori

31.º migliaio.

È assolutamente proibito di rappresentare questo lavoro senza il consenso per iscritto dell'Autore. (Articolo 14 del Testo unico, 17 settembre 1882).

Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non porti il timbro a secco dell'autore.

Milano, Tip. Treves—1922.

per ELEONORA DUSE

dalle belle mani.


DRAMATIS PERSONAE. ATTO PRIMO, SCENA PRIMA, SCENA SECONDA, SCENA TERZA, SCENA QUARTA, ATTO SECONDO, SCENA PRIMA, SCENA SECONDA. ATTO TERZO, SCENA PRIMA, SCENA SECONDA, SCENA TERZA. ATTO QUARTO, SCENA PRIMA, SCENA SECONDA, SCENA TERZA. CONCORDANZA.

DRAMATIS PERSONAE.

Indice


Lucio Settala. Lorenzo Gaddi. Cosimo Dalbo. Silvia Settala. Francesca Doni. Gioconda Dianti. La piccola Beata. La Sirenetta.

———

A Firenze e su la marina di Pisa, nel tempo nostro.

ATTO PRIMO.

Indice

Una stanza quadrata e calma, ove la disposizione di tutte le cose rivela la ricerca di un'armonia singolare, indica il segreto di una rispondenza profonda tra le linee visibili e la qualità dell'anima abitatrice che le scelse e le ama. Tutto intorno sembra ordinato dalle mani di una Grazia pensierosa. L'imagine di una vita dolce e raccolta si genera dall'aspetto del luogo.

Due grandi finestre sono aperte sul giardino sottostante; pel vano di una si scorge sul campo sereno del cielo il poggio di San Miniato, e la sua chiara basilica, e il Convento, e la chiesa del Cronaca, "la Bella Villanella", il più puro vaso della semplicità francescana.

Una porta mette nell'appartamento interno; un'altra conduce all'uscita. È il pomeriggio. Per entrambe le finestre entrano il lume, il fiato e la melodia di Aprile.

SCENA PRIMA.

Indice

Appariscono su la soglia della prima porta Silvia Settala e Lorenzo Gaddi il vecchio, avanzandosi l'una a fianco dell'altro, entrando insieme nella freschezza primaverile.

Silvia Settala.

Ah, sia benedetta la vita! Per aver sempre tenuta accesa una speranza, oggi io posso benedire la vita.

Lorenzo Gaddi.

La vita nuova, cara Silvia, buona creatura coraggiosa, così buona e così forte! La tempesta è passata. Ecco che Lucio ritorna a voi, pieno di riconoscenza e di tenerezza, dopo tanto male. Sembra ch'egli rinasca. Dianzi aveva gli occhi d'un bambino.

Silvia Settala.

Egli ritrova tutta la sua bontà, quando voi gli siete accanto. Quando vi dice Maestro, la sua voce si fa così affettuosa che il vostro gran cuore paterno ne deve palpitare.

Lorenzo Gaddi.

Dianzi aveva gli occhi medesimi che gli vidi quando venne a me la prima volta e io gli misi la creta fra le mani. I suoi occhi erano attoniti e dolci; ma fin da quel tempo il suo pollice era energico e rivelatore. Conservo il suo primo abbozzo. Pensai di offrirvelo in dono il giorno degli sponsali. Ve lo darò per augurio della nuova felicità.

Silvia Settala.

Grazie, maestro.

Lorenzo Gaddi.

È una testa di donna coronata di lauro. Mi ricordo: era là una piccola modella mediocre. Lavorando, egli la guardava di rado. Talvolta pareva assorto, e talvolta ansioso. Gli uscì dalle mani una specie di maschera confusa, in cui s'intravedeva non so qual lineamento eroico. Rimase per qualche minuto perplesso e scoraggiato, e quasi vergognoso, dinanzi alla sua opera, non osando volgersi a me. Ma subitamente, prima di tralasciare, con pochi tocchi segnò intorno alla testa una corona di lauro. Quanto mi piacque! Egli volle coronare nella creta il suo sogno inespresso. La fine della sua giornata fu un atto d'orgoglio e di fede. Lo amai da quell'istante, per quella corona. Io vi darò l'abbozzo. Forse, guardandolo con attenzione, saprete scoprirvi il volto ardente di Saffo, quella figura ideale che qualche anno dopo egli seppe condurre alla perfezione di un capolavoro.

Silvia Settala, che ascolta avidamente.

Sedete, sedete, maestro; rimanete ancora un poco: vi prego! Sedete qui, accanto alla finestra. Rimanete ancora qualche minuto! Io ho mille cose da dirvi, e non saprò dirvene una. Vorrei vincere questo tremito continuo che mi tiene.... Bisogna comprendere....

Lorenzo Gaddi.

La gioia vi fa tremare?

Egli siede presso la finestra. Silvia, poggiata le reni al davanzale, rimane volta verse di lui; e il suo viso campeggia nell'aria cerulea dove sfonda il bel poggio religioso.

Silvia Settala.

Non so se sia la gioia.... A volte tutto quel che fu, tutto il male, tutto il dolore, e perfino il sangue, e perfino la cicatrice, tutto dilegua, scompare, è cancellato dall'oblio, è nulla. A volte tutto quel che fu, tutto l'orribile peso della memoria, si addensa, si aggrava, si fa compatto e opaco e duro come una muraglia, come una roccia che io non debba sormontare giammai.... Dianzi, quando voi parlavate, quando mi avete offerto quel dono inatteso, pensavo: "Ecco, ora prenderò nelle mie mani quel dono, quel pezzo di creta dove egli gettò il primo seme del suo sogno come in una zolla feconda; io lo prenderò nelle mie mani, andrò verso di lui sorridendo, portandogli intatta la parte migliore della sua anima e della sua vita; ed io non parlerò, ed egli riconoscerà in me la custode di tutto il suo bene, e mai più egli vorrà partirsi da me, e noi saremo giovini ancora, saremo giovini ancora!" Così pensavo; e il pensiero e l'atto si confondevano con una facilità incredibile. Le vostre parole trasfiguravano il mondo.... Poi, ecco, un soffio passa, un alito, il più tenue fiato, un nulla, e travolge ogni cosa, e distrugge ogni illusione; e l'ansietà ritorna, e il timore, e il tremito.... Oh aprile!

Subitamente ella si volge alla luce, con un largo sospiro.

Come turba quest'aria, che pure è così limpida! Tutte le speranze e tutte le disperazioni passano nel vento con la polvere dei fiori.

Ella si sporge dal davanzale chiamando.

Beata! Beata!

Lorenzo Gaddi.

La piccola è nel giardino?

Silvia Settala.

E là, che corre tra i rosai. È folle d'allegrezza.—Beata!—S'è nascosta dietro una siepe, la monella. E ride. L'udite ridere? Ah, quando ella ride, io so quale sia la gioia dei fiori che si riempiono di rugiada fino all'orlo del calice. Così il suo riso fresco mi colma il cuore.

Lorenzo Gaddi.

Forse anche Lucio l'ascolta, e ne è consolato.

Silvia Settala, grave e trepida, chinandosi verso il maestro, prendendogli una mano.

Voi credete dunque ch'egli sia guarito veramente.... d'ogni piaga? Credete ch'egli ritorni a me con tutta l'anima sua? Avete sentito questo, vedendolo, parlandogli? Questo vi dice il cuore?

Lorenzo Gaddi.

M'è parso, dianzi, ch'egli avesse l'aspetto dell'uomo che ricomincia a vivere con un senso nuovo della vita. Colui che ha veduto il volto della morte non può non aver veduto in un baleno anche quello della verità. I suoi occhi sono sbendati. Egli vi riconosce intera.

Silvia Settala.

Maestro, maestro, se voi v'ingannaste, se la speranza fosse vana, che sarebbe di me? Ho consumato tutte le forze.

Lorenzo Gaddi.

E di che temete omai?

Silvia Settala.

Egli ha voluto morire; ma l'altra.... l'altra vive, e la so implacabile.

Lorenzo Gaddi.

E che potrebbe ella omai?

Silvia Settala.

Tutto potrebbe, s'ella fosse ancora amata.

Lorenzo Gaddi.

Ancora amata? Oltre la morte?

Silvia Settala.

Oltre la morte. Ah, comprendete la mia angoscia! Per lei egli ha voluto morire, in un'ora di delirio e di furore. Pensate quanto egli dovesse amarla se il pensiero di me, se il pensiero di Beata non l'ha trattenuto.... Egli era dunque, nell'ora terribile, tutto intero la preda di lei sola; egli era al culmine della sua febbre e del suo spasimo, e il resto del mondo era abolito. Pensate quanto egli dovesse amarla!

La voce della donna è sommessa ma lacerante. Il vecchio china il capo.

Ora, chi può dire quel che sia accaduto in lui, dopo il colpo, quando il buio della morte è passato su la sua anima? S'è egli risvegliato immemore? Vede egli un abisso tra la sua vita che si rinnovella e la parte di sè che è rimasta di là da quel buio? Oppure.... oppure l'Imagine è risorta dal profondo, e rimane su l'ombra per sempre, dominatrice, con un rilievo indistruttibile? Dite!

Lorenzo Gaddi, perplesso.

Chi può dire?

Silvia Settala, con un accento di dolore.

Ah, ora voi stesso non osate più consolarmi! Dunque, è così? Non v'è riparo?

Lorenzo Gaddi, prendendole le mani.

No, no, Silvia.... Io intendeva:—chi può dire quali mutamenti porti in una natura come la sua una forza tanto misteriosa? Tutto annunzia in lui l'apparizione di un nuovo bene. Guardatelo quando sorride. Dianzi, là, prima che voi vi allontanaste per accompagnarmi fuori, quando vi ha baciato queste care mani, non avete sentito che tutto il suo cuore si struggeva di tenerezza e di umiltà?

Silvia Settala, accesa il volto da una tenue fiamma.

Sì, è vero.

Lorenzo Gaddi, guardandole le mani.

Care, care mani, coraggiose e belle, sicure e belle! Sono d'una straordinaria bellezza le vostre mani, Silvia. Se troppe volte il dolore ve le ha congiunte, anche ve le ha sublimate, le ha rese perfette. Sono perfette. Ricordate la donna del Verrocchio, la donna dal mazzolino, quella dai capelli a grappoli? Ah, è là!

Egli s'accorge, dallo sguardo e dal sorriso di Silvia, che una copia del busto è posata su un piccolo armario in un angolo della stanza.

Voi avete dunque già riconosciuta la parentela. Quelle due mani sembrano consanguinee delle vostre, sono della medesima essenza. Vivono, è vero?, d'una vita così luminosa che il resto della figura n'è oscurato.

Silvia Settala, sorridendo.

Oh anima sempre giovine!

Lorenzo Gaddi.

Quando Lucio riprenderà il suo lavoro, dovrà il primo giorno modellare le vostre mani. Io ho un pezzo di marmo antico, trovato negli Orti Oricellari. Glie lo darò, perchè le scolpisca in quello e poi le sospenda come un ex-voto.

Silvia Settala, a cui passa un'ombra su la fronte.

Credete ch'egli riprenderà presto il suo lavoro? Lo desidera? Ve ne ha parlato?

Lorenzo Gaddi.

Sì, dianzi, quando voi non eravate là.

Silvia Settala.

Che vi diceva?

Lorenzo Gaddi.

Cose vaghe e deliziose, imaginazioni di convalescente. Le conosco. Sono stato anch'io malato. Ora gli sembra d'avere smarrito l'arte sua, di non aver più alcuna potenza, d'essere divenuto estraneo alla bellezza. Ora invece gli sembra che i suoi pollici abbiano assunto una virtù magica e che a un semplice tocco le forme debbano escirgli dalla creta con la facilità dei sogni.... Ha qualche inquietudine per l'abbandono in cui crede sia rimasto il suo studio, laggiù, sul Mugnone. Mi ha pregato d'andare a vedere.... Avete voi la chiave?

Silvia Settala, turbata.

C'è il custode.

Lorenzo Gaddi.

Non siete più stata laggiù, da quando?

Silvia Settala.

Da quando la cosa incominciò.... Non ho ancora avuto il cuore di rientrarvi. Credo che vedrei da per tutto le macchie di sangue e troverei da per tutto le tracce di colei.... Ella è ancora padrona laggiù. Quel luogo è ancora il suo dominio.

Lorenzo Gaddi.

Il dominio di una statua.

Silvia Settala.

No, no.... Non sapete che una chiave è rimasta nelle sue mani? Ella entra là, ancora come una padrona.... Ah, ve l'ho detto, ve l'ho detto: ella vive, ed è implacabile.

Lorenzo Gaddi.

Siete sicura ch'ella sia rientrata là, dopo quel che è accaduto?

Silvia Settala.

Sono sicura. La sua audacia non ha limiti. Ella è senza pietà e senza vergogna.

Lorenzo Gaddi.

Ed egli, Lucio, lo sa?

Silvia Settala.

Non lo sa. Ma, certo, egli lo saprà, o prima o poi. Ella troverà il modo ch'egli lo sappia.

Lorenzo Gaddi.

Ma perchè questo?

Silvia Settala.

Perchè ella è implacabile, perchè non rinunzia alle sue prede.

Una pausa. Il vecchio è pensoso. La voce della donna si fa tremante e roca.

E la statua.... la Sfinge.... l'avete voi veduta?

Lorenzo Gaddi, dopo avere un poco esitato.

Sì, l'ho veduta.

Silvia Settala.

Fu egli che ve la mostrò?

Lorenzo Gaddi.

Sì, un giorno dell'ottobre scorso. L'aveva finita allora.

Una pausa.

Silvia Settala, con la voce che le trema e le manca.

È meravigliosa; è vero? Dite!

Lorenzo Gaddi.

Sì, è bellissima.

Silvia Settala.

Per l'eternità!

Una pausa, grave di mille cose indefinite e tuttavia ineluttabili.

La voce di Beata, dal fondo del giardino.

Mamma! Mamma!

Lorenzo Gaddi.

La piccola vi chiama.

Silvia Settala, scotendosi, sporgendosi dal davanzale.

Beata!... Ah, ecco: mia sorella Francesca traversa il giardino; vienesu, con Cosimo Dalbo. Sapete? Cosimo è tornato dal Cairo; è arrivato iersera a Firenze. Lucio sarà molto contento di rivederlo.

Lorenzo Gaddi, levandosi per accomiatarsi.

Dunque addio, cara Silvia: forse a domani.

Silvia Settala.

Rimanete ancora un poco! Mia sorella vorrà vedervi.

Lorenzo Gaddi.

Bisogna ch'io vada. Sono già in ritardo.

Silvia Settala.

Quando avrò il dono che mi avete promesso?

Lorenzo Gaddi.

Forse domani.

Silvia Settala.

Senza forse, senza forse. Vi aspetto. Bisogna che voi veniate spesso qui, tutti i giorni. La vostra presenza è un gran bene. Non mi abbandonate! Confido in voi, maestro. Ricordatevi che una minaccia è ancora sul mio capo.

Lorenzo Gaddi.

Non temete. In alto il cuore!

Silvia Settala, volgendosi alla porta.

Ecco Francesca.

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194,77 ₽
Возрастное ограничение:
0+
Дата выхода на Литрес:
16 января 2025
Объем:
81 стр. 2 иллюстрации
ISBN:
4064066072711
Издатель:
Правообладатель:
Bookwire
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