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INFEDELE
Commedia in tre atti
Questa commedia fu rappresentata la prima volta al teatro Sannazzaro di Napoli dalla Compagnia Beltramo-Della Guardia il 22 maggio del 1894.
PERSONAGGI:
Contessa Clara Sangiorgi, 24 anni.
Conte Silvio Sangiorgi, 29 anni.
Gino Ricciardi, 28 anni.
Due Servi ed una Cameriera.
ATTO PRIMO
Un salotto elegante, bene illuminato da lampadine elettriche. Una porta in fondo; due porte laterali. Nel mezzo della stanza, fra le altre suppellettili graziose, una doppia poltrona dos-à-dos1. Su qualche seggiola e su qualche tavolino, il mantello magnifico e la ciarpa di merletto della contessa Clara, la pelliccia, il cappello, il binoccoletto, i guanti e il bastone del conte Silvio.
SCENA I
CLARA e SILVIO, poi UN SERVO
Clara
(innanzi ad uno specchio, dopo di essersi lungamente mirata) Che ne dici? Ti va?
Silvio
(seduto sopra una seggiola a sdraio, fumando una sigaretta) Il Lohengrin?
Clara
No. La mia acconciatura.
Silvio
Credevo che tu parlassi ancora del Lohengrin. Sì, mi va… Io poi ho una competenza molto limitata.
Clara
Per il ritratto a pastello vorrei posare proprio in questa toilette.
Silvio
De Negris è un provetto ritrattista… Ti rimetterai al suo parere.
Clara
(sempre mirandosi allo specchio) Non ti pare un po' troppo scollata?
Silvio
Voltati, fammi vedere. (Clara si volta. Egli dissimula il fastidio che gli produce la eccessiva scollatura) No… Troppo scollata non mi pare…
Clara
Guardami bene in faccia.
Silvio
Ti guardo.
Clara
(ridendo) Ah! ah! ah!
Silvio
Che c'è?
Clara
I tuoi occhi non hanno la stessa opinione della tua bocca. Sai che dicono essi?
Silvio
Sentiamo.
Clara
Dicono… dicono: «che indecenza!».
Silvio
Nondimeno, io non te ne faccio una colpa! La decenza non è che una diplomazia delle donne, perchè tutto ciò che esse nascondono aumenta di valore. Non è indispensabile, quindi, che alle fanciulle… affinchè possano trovare marito.
Clara
Obbedisco alla moda, io!
Silvio
Ma la moda per le donne la fanno le donne.
Clara
Anche gli uomini, sai.
Silvio
Oh! gli uomini, al più al più, fanno la moda per le donne altrui.
Clara
Lo vedi, lo vedi che sei scontento!
Silvio
Dio mio, se mi stuzzichi, mi fai dire quel che non vorrei dire.
Clara
(rimproverandolo con affetto) E credi mi basti che certe cose tu non le dica? Credi male. Io desidero che tu non le dica e non le pensi. (Si sdraia sopra un canapè.)
Silvio
Sottilizzi sempre, tu. E sottilizzi troppo!
Clara
(col tono con cui si parla ad un bimbo) Poverino, poverino! Che pretendono da lui?.. Che pretendono? (Pausa.) Qui… vicino a me… vicino a questo mostro di moglie…
Silvio
(va a sederle accanto)
Clara
(lisciandogli la barbetta) Passa?
Silvio
Tranquilla!..
Clara
Passa?
Silvio
Cosa passa?
Clara
Il malumore per la scollatura?
Silvio
(sorridendo bonariamente) Eh, sì! Il malumore passa… ma la scollatura resta.
Clara
Via, chiudi un po' gli occhi…
Silvio
Preferirei, veramente, che li chiudessero gli altri. Ma purtroppo!.. (Sospirando, si alza) Di': non è l'ora d'andare?
Clara
Sì: va pure.
Silvio
E tu?
Clara
Io aspetto Ricciardi. L'ho pregato di accompagnarmi.
Silvio
(con falsa disinvoltura) Sicchè… posso andare?
Clara
Ma sì.
Silvio
(lentissimamente, prende il cappello, la pelliccia, i guanti, il binoccoletto, il bastone. Poi, ad un tratto, rimette tutto sopra un mobile. Poi, riprende la pelliccia e adagio adagio l'indossa. Poi, riprende il bastone, il binoccoletto, i guanti, il cappello.) Dunque, vado!.. (Indugiando) Buona sera, eh?
Clara
Verrai a farmi una visita, o resterai tutta la serata, come al solito, sprofondato nella tua poltrona?
Silvio
Se non ci sarà troppa gente nel tuo palco, verrò. (Si avvia per andarsene.)
Clara
(quando egli è giunto all'uscio in fondo) Silvio!..
Silvio
Clara? (Ritorna.)
Clara
Che è?
Silvio
Non mi hai chiamato?
Clara
No. Ho semplicemente pronunziato il tuo nome: «Silvio», così, per tenerezza: non t'ho mica chiamato…
Silvio
Avevo creduto…
Clara
Va, va.
Silvio
(arriva un'altra volta sino all'uscio: si sofferma)… E se Ricciardi non venisse?..
Clara
Verrà, verrà… Oh! non dubitare, verrà.
Silvio
Però… non sarebbe meglio che aspettassi anch'io?
Clara
Sarebbe meglio, perchè?
Silvio
Perchè… se, per una circostanza qualunque, egli non venisse, t'accompagnerei io: è semplice.
Clara
Ti assicuro che verrà…
Silvio
D'altronde, si potrebbe andare tutti insieme…
Clara
(recisa) Questo, poi, no!
Silvio
In fin dei conti, non t'ho detto nulla di così strano.
Clara
Silvio! Silvio! Che hai stasera? Che significa questa recrudescenza?
Silvio
Recrudescenza di che?
Clara
Di che? Lo vuoi proprio sapere? Lo vuoi proprio sapere? Recrudescenza di… ge-lo-si-a.
Silvio
Io, geloso!
Clara
Tu geloso, sì, tu, tu! E ciò non va bene! Di tanto in tanto, caro Silvio, tu dimentichi il nostro patto.
Silvio
Io lo ricordo e lo mantengo.
Clara
Tu non lo mantieni niente affatto!
Silvio
(col pretesto della briga, ritorna di nuovo, molto felice di restare) E io ti ripeto che lo mantengo. Oh bella! Dov'è questa mia famosa gelosia? Tu vai, vieni, fai quello che ti pare e piace… Io non sono mai vicino a te… Il tuo salotto è sempre pieno di giovanotti… Te li conduci a teatro, te li conduci alla passeggiata, te li metti in carrozza, a tutte le ore, coi loro grandi carciofi all'occhiello e con quell'aria sfiaccolata di conquistatori esausti… Ti scrivono delle lettere, tu ne scrivi a loro, e io non so che diamine avete da scrivervi dopo che vi siete visti quattro volte in una giornata!.. Essi ti circondano, ti sequestrano, ti assediano, ti mangiano con gli occhi, ti esaminano dalla testa ai piedi e… dai piedi alla testa, ti chiamano confidenzialmente: Clara: Clara, tout-court, così come chiamerebbero una di quelle donnine a cui… quando non possono dare altro, si contentano di dare del tu… e io? Io, zitto: lascio fare, lascio dire, e non un lamento, non un rimprovero, non un'osservazione, e, con una santa pazienza, aspetto ch'essi ne abbiano abbastanza per ricordarmi d'essere tuo marito. Era questo il programma della nostra vita? Era questo il programma enigmatico proposto… cioè, che dico?.. imposto da te? E io mi ci sono uniformato…
Clara
Per forza…
Silvio
Ma giacchè vedo che è stato inutile, sì, te lo voglio dire: la corte di Gino Ricciardi m'impensierisce, mi secca. Egli è più vanesio, ed è forse meno imbecille degli altri. Anzi… è un giovane intelligente, esperto, simpatico, colto, infarinato d'arte e di letteratura, ed è abituato a non farsi canzonare. Sicuro! Gino Ricciardi è un pericolo:… è un pericolo anche per una donna onesta.
Clara
Anche per me?
Silvio
Un uomo non sarebbe pericoloso se non lo fosse per tutte le donne!
Clara
E una donna non sarebbe onesta se non lo fosse per tutti gli uomini! (Pausa.) Ma già, perchè discutere? (Severa, nervosa)… Forse, non ci tengo neppure a essere una donna onesta, e non so neppure se lo sono. Ti sposai solamente perchè t'amavo; ti sono fedele solamente perchè t'amo. Se questa è onestà, io sono onesta. (Sempre acre, sempre nervosa) E del resto, tu lo sai, tu lo comprendi come e quanto io t'ami. Se tu non lo comprendessi più, io non ti amerei più. Ed è questa, in fondo, la chiave del sedicente enigma. Non mi basta, no, che tu non sembri geloso; è necessario che tu non lo sii. Il nostro patto dovea consistere non soltanto nella forma, ma anche nella sostanza. «Io, fedele; tu, fiducioso…» Ma tu, a quale programma ti sei uniformato? Sciocco! Credi tu che io non m'accorga delle tue continue indagini e di tutto ciò che fai allo scopo di ricostruire minutamente la mia giornata, di controllare quel che ti racconto, di tenermi d'occhio, di spiarmi?
Silvio
Di spiarti?!..
Clara
Di spiarmi, e peggio ancora. Un mese fa hai perfino aperta una lettera diretta a me!
Silvio
Clara!
Clara
Eppure, finsi di niente, perchè… (con un moto d'orgoglio e di gentilezza pietosa) perchè mi facesti pietà. Ma, bada, Silvio. Te lo avvertii quando eravamo sposati da pochi giorni e te lo avverto ora, solennemente, per l'ultima volta: la gelosia, a lungo andare, mi renderebbe infelice, e la infelicità potrebbe rendermi colpevole. Tanto, il mio carattere non so cambiarlo. Sono nata così. Io non commetterò mai neanche un peccato di pensiero; ma non rinunzierò mai alla mia innocua libertà!.. Sono civetta? Meglio! La civetteria di una moglie serve a tante cose! – Prima di tutto la civetteria è la valvola di sicurezza dell'onestà femminile, e poi è un eccellente regime per guarire la gelosia d'un marito. Ti sono e ti sarò fedele illimitatamente; ma saresti indegno di questa mia fedeltà se tu mi offendessi col dubbio, con la diffidenza, col sospetto. E, vedi, (molto energica) ti giuro che il giorno in cui tu osassi d'accusarmi davvero, io – mettitelo bene in mente, Silvio – io mi risolverei a tradirti davvero. E adesso vattene a teatro, e arrivederci.
(Un silenzio.)
Silvio
(umile) Arrivederci. (Indugiando ancora) Ora, sei in collera con me?..
Clara
Non sono in collera, no.
Silvio
Mi perdoni?
Clara
Ti ho già perdonato: e ti perdonerò anche meglio…
Silvio
(con ansia affettuosa) Quando?
Clara
Più tardi, più tardi…
Silvio
Ma quando?
Clara
… Te lo dico all'orecchio…
Silvio
Dimmelo forte: non c'è nessuno.
Clara
Come! Ci sei tu in frac e cravatta bianca, e ci sono io in gran toilette. In questi abiti, non si è mai veramente soli.
Silvio
E allora dimmelo all'orecchio.
Clara
(gli dice qualche cosa all'orecchio con graziosità intima e birichina.)
(Tutti e due ridono molto vivacemente.)
Clara
Ti conviene?
Silvio
Altro che mi conviene!.. (Continuando a ridere) Che matta!..
Un servo
(annunzia) Il signor Ricciardi. (Via.)
Clara
L'uomo del pericolo!
Silvio
Io te lo lascio tutto intero… sai… e me ne fuggo… perchè non vorrei che egli s'illudesse di darmi delle preoccupazioni… (Si avvia precipitosamente.)
SCENA II
GINO RICCIARDI, CLARA, SILVIO
Silvio
(incontrandosi con Gino Ricciardi ed esagerando eccessivamente la fretta) Oh! caro Gino… ti aspettavamo… cioè, mia moglie t'aspettava… Io corro… Non voglio perdere neanche una nota…
Ricciardi
Ma un momento… non scappare così …
Silvio
Ho fretta… ho fretta.
Ricciardi
È inutile d'aver fretta: il Lohengrin di stasera è andato a monte.
Silvio
(fermandosi) Davvero?
Ricciardi
(stringendo la mano a Clara) L'ho saputo un'ora fa.
Clara
E invece del Lohengrin?
Ricciardi
Invece del Lohengrin… mi hanno annunziata la solita Gioconda.
Clara
Ah, io ve la regalo! Preferisco starmene in casa. Meno male per Silvio, a cui la Gioconda piace.
Silvio
No… in verità… non ho mai detto che la Giocondami piace.
Ricciardi
A me lo hai detto.
Silvio
L'ho detto a te?!
Clara
(guarda Silvio significativamente, avvertendolo così di non cercare pretesti per rimanere.)
Silvio
(intende.)
Ricciardi
(celiando) Tante volte!
Silvio
(celiando anche lui, ma a malincuore) Se tu mi assicuri… che io sono entusiasta della Gioconda, me la vado subito a godere.
Clara
Divèrtiti. E ti raccomando le danze.
Silvio
Nella Gioconda non c'è che la danza… delle Ore.
Ricciardi
Bada: ore carine, ma perdute.
Silvio
Per conto mio, molto perdute!.. Buona sera!
Ricciardi
Buona sera!
Silvio
(esce.)
SCENA III
CLARA e RICCIARDI
Clara
(sedendo) Venite qua, Gino. Avvicinatevi.
Ricciardi
(resta in piedi, lontano.)
Clara
Avvicinatevi.
Ricciardi
Non troppo, Clara. Stasera siete…
Clara
Sono?.. Come sono?
Ricciardi
Stasera avete…
Clara
Cosa ho? (Guardandosi) Nulla più del solito.
Ricciardi
(accennando appena con un gesto alla scollatura) Anzi… qualche cosa di meno…
Clara
Vi turba? Rimedieremo. Prendetemi quella ciarpa.
Ricciardi
(prende la ciarpa di merletto che era sopra una sedia) Questa?
Clara
Sì, questa.
Ricciardi
(gliela porge.)
Clara
(senza prenderla) Copritemi le spalle.
Ricciardi
Solamente… le spalle?
Clara
Sbrigatevi, e finite di dire delle sciocchezze!
Ricciardi
(le avvolge la ciarpa di merletto intorno al collo con molta lentezza e con lo sguardo argutamente indiscreto.)
Clara
Mio Dio! Come siete lento!
Ricciardi
Se fossi cieco, potrei essere più svelto. Ecco… È fatto. (Sospira.)
Clara
Sedete. Parlate. Vi confesso che avrei preferito il Lohengrin a voi. Ma vi confesso pure che esclusivamente voi potete in certo modo sostituirlo. Siete mezzo poeta, e nelle vostre parole c'è sempre un po' di musica. Parlate.
Ricciardi
(siede) Ma poichè Lohengrin è costretto ad andarsene quando rivela il suo segreto, io, che non ho l'intenzione di andarmene, mi guarderò bene dal rivelare il mio.
Clara
Voglio sapere il segreto.
Ricciardi
Vi ripeto che non ho punto l'intenzione d'andarmene.
Clara
Garantisco che resterete.
Ricciardi
Promettetemi che, in ogni caso, sarete voi che mi obbligherete a restare.
Clara
Ve lo prometto! Fuori il segreto!
Ricciardi
Il segreto è che… il segreto è che io ho detto una bugia… Stasera, al San Carlo, niente Lohengrin… e niente Gioconda.
Clara
E che spettacolo c'è?
Ricciardi
Nessuno. Raffreddore generale a porte chiuse.
Clara
(in collera) E perchè avete mentito?
Ricciardi
Perchè?.. Perchè, vedendo che vostro marito era molto disposto ad andare a teatro, io, che volete?, non ho avuto il coraggio di rinunziare… alla sua assenza.
Clara
Ma io non vi permetto di trattare mio marito come un fanciullo; no, non ve lo permetto!..
Ricciardi
Ecco, vedete, ora state lì lì per mandarmene via… Se ve l'ho detto che dovevo tacere…
Clara
Non vi mando via; ma voi sarete punito lo stesso. E sapete come?.. Silvio sospetterà la ragione della vostra bugia, e tornerà subito.
Ricciardi
Non è geloso, e non sospetterà.
Clara
Tutt'i mariti sono gelosi quando non sono stati traditi.
Ricciardi
E vi dà delle noie la sua gelosia?
Clara
Non me ne dà, ma io me ne piglio.
Ricciardi
Ecco un inconveniente che voi potete eliminare con molta facilità. Se è vero che i mariti sono gelosi proprio quando non sono traditi, per ottenere che il vostro non sia geloso basterà… che prendiate un piccolo provvedimento.
Clara
Tradirlo!
Ricciardi
Appunto!
Clara
Con voi!
Ricciardi
Con me, o con un altro. Io preferirei, s'intende, e lo faceste con me.
Clara
Avete ragione, mio caro Gino; ma non c'è nulla di più incomodo che un tradimento.
Ricciardi
Non vi ci siete, finora, provata.
Clara
Chi ve l'ha detto?
Ricciardi
Ne sono convinto.
Clara
E mi fate la corte!
Ricciardi
Naturale!
Clara
Perchè me la fate?
Ricciardi
Perchè vi amo!
Clara
Senza speranze…
Ricciardi
È sempre probabile che accada precisamente quel che non è mai accaduto!
Clara
Ma, qualche volta, non è accaduto precisamente, (sottolineando) quel che non può mai accadere.
(Un silenzio.)
Ricciardi
(accostandosele di più) Vi sentite così forte, Clara?
Clara
Fortissima!
Ricciardi
Proprio?
Clara
Inespugnabile!
Ricciardi
Addirittura!? (Pausa.) Mi permettete… – per una vostra indulgente concessione di gran signora dello spirito – mi permettete di dirvi tutto quello che penso?
Clara
Ve lo permetto.
Ricciardi
(con un piccolo gesto descrittivo) Anche se io debba rasentare… l'impertinenza?
Clara
Rasentate (imitandone il gesto)… quel che volete.
Ricciardi
Voi vi sentite forte; ma – scusate – in che consiste la vostra forza?
Clara
Ho da rispondere?
Ricciardi
No. Rispondo io.
Clara
Ottimo metodo per discutere!
Ricciardi
La vostra forza, Clara, non consiste che nel sapervi debole.
Clara
Se desiderate ch'io capisca, siate più limpido.
Ricciardi
Mi spiego. Guardatemi negli occhi…
Clara
«Che sono tanto belli!»
Ricciardi
Non scherziamo!
Clara
Dunque?
Ricciardi
Voi siete inespugnabile, perchè il vostro nemico non è mai in condizione di circuirvi, di assediarvi, di assaltarvi: non è mai in condizione di… aprire la breccia.
Clara
Al contrario! Io vivo in un permanente stato d'assedio. Non faccio che circondarmi di seduttori. Mi fareste l'offesa di non accorgervi della mia civetteria?
Ricciardi
Ci tenete?
Clara
Ci tengo.
Ricciardi
Me ne dispiace tanto, perchè ho da dirvi che, vostro malgrado, voi non appartenete alla categoria delle… delle civette autentiche. Voi siete migliore di esse, cioè più donna, cioè più affine all'uomo, cioè più attratta da lui, cioè… più pericolante. Esse, vedete, osano tutto; eppure non c'è caso che caschino. Hanno il potere e lo serbano. Diamine! Una civetta che finisce con l'avere un amante è come un sovrano che abdica. Voi, invece, non lo avete per la semplice ragione… – perdonatemi se abuso del permesso di rasentare l'impertinenza – voi non lo avete per la semplice ragione che… lo evitate. Infatti, quali sono gli esperimenti della vostra resistenza? Quali sono? Il vostro boudoir è sempre pieno di troppa gente; e quando non c'è la gente, ci sono le porte aperte, il che è lo stesso; le vostre passeggiate non le fate che al cospetto del mondo; le vostre conversazioni non possono avere mai niente d'intimo e non possono esporvi agli attacchi dell'altrui sapienza e dell'altrui valore…
Clara
Non c'è che dire: parlate assai graziosamente!
Ricciardi
(continua, ascoltandosi) Vantate la vostra impassibilità? Non ne avete il diritto. Di quale seduzione avete voi trionfato? Quattro chiacchiere, una stretta di mano, uno sguardo, un mazzo di fiori, un tête-à-têtein carrozza aperta nelle ore in cui le vie rigurgitano… Oh! queste cose non sono una seduzione. Ed io, per esempio, che vi faccio la corte e che non ho nessuna voglia di rinunziare a voi, quale ragione ho d'esser convinto della vostra inespugnabilità? Voi sfuggite tutte le occasioni in cui io sarei – lo dico con una frase da tenore – «nella pienezza dei miei mezzi»; voi sfuggite tutte le occasioni in cui io potrei essere io; – voi insomma, presentite dove e come e quando comincerebbe la vostra debolezza: ed ecco, vi ripeto, ecco qual'è la vostra forza.
Clara
Sicchè, concludiamo: io ho paura di voi.
Ricciardi
Non lo so, ma nulla m'impedisce di crederlo.
Clara
Se vi fa piacere di crederlo, accomodatevi pure.
Ricciardi
Lo vedete! Vi schermite. Se foste sicura di voi stessa, mi sfidereste.
Clara
Dio buono! Sarebbe crudele e superfluo defraudarvi d'un trionfo immaginario!
Ricciardi
Attenta! Ciò che dite è arguto, ma vi denunzia sempre più debole. Scommetto che se v'invitassi a disilludere la mia immaginazione, voi rifiutereste l'invito.
Clara
Come siete complicato stasera! Via, semplifichiamo.
Ricciardi
Semplifichiamo. Volete dimostrarmi, realmente, di sapermi respingere?
Clara
O che! Parlate sul serio?
Ricciardi
E se parlassi sul serio?
Clara
Mi divertirei un mondo.
Ricciardi
E acconsentireste a darmi una prova?
Clara
Senza dubbio.
Ricciardi
Posso farvi la mia proposta?
Clara
Fatela.
Ricciardi
Non ve ne pentirete?
Clara
Non me ne pentirò. Fatela!
Ricciardi
Ebbene, vi propongo… di venire in casa mia!
Clara
In casa vostra?
Ricciardi
In casa mia.
Clara
(scoppiando a ridere) Ah ah ah!.. la gran prova non è che questa?
Ricciardi
Abito solo.
Clara
Benissimo.
Ricciardi
Vi troverete per la prima volta vicino a me, in un ambiente segreto, fra quattro mura, senza testimoni…
Clara
Benissimo.
Ricciardi
Senza porte aperte…
Clara
Benissimo.
Ricciardi
Senza difesa!
Clara
Benissimo… E poi?
Ricciardi
E poi… e poi vedremo. Accettate?
Clara
(ridendo sempre più forte) Sicuro che accetto. Ah! ah! ah!
Ricciardi
Ma che! Voi non verrete!
Clara
Ed io vi dico che ci verrò.
Ricciardi
Su, dunque: quando verrete?
Clara
Domani.
Ricciardi
L'ora?
Clara
Alle due?
Ricciardi
Alle due.
Clara
Le armi?
Ricciardi
Le sceglieremo sul terreno!..
Clara
Sta bene!
Ricciardi
(ammonendola, diffidente) Contessa Clara!..2
Clara
Signor Gino!.. Sino a domani, è vero, voi potete dubitare di tante cose, ma della mia parola… no!
Ricciardi
È giusto…
Clara
Grazie!
Ricciardi
(galantemente, alzandosi) E adesso, è necessario separarci.
Clara
Separarci?!
Ricciardi
Quando è corsa una sfida, i due avversari non hanno più nulla da dirsi, e non debbono dirsi più nulla.
Clara
Perfettamente. (Si leva e lo congeda con una profonda e lunga riverenza settecentesca.) Signore…
Ricciardi
(inchinandosi caricatamente) Contessa…
Clara
A domani?
Ricciardi
A domani. (Sta per uscire. – Silvio entra.)
SCENA IV
SILVIO, CLARA, RICCIARDI
Ricciardi
Oh!..
Silvio
Destinàti ad incontrarci sempre sul peggio passo: quello dell'uscio.
Ricciardi
(un po' imbarazzato) Già di ritorno?
Silvio
(ingoiando un po' di rabbia e fingendo di celiare) Sai, per istrada, mi sono accorto che decisamente la Gioconda… non mi piace.
Ricciardi
Va là, che avrai trovato il teatro chiuso.
Silvio
Eh eh!.. Come hai fatto a indovinare?
Ricciardi
Anche l'altra sera dapprima si mutò cartello, e poi si tolse completamente.
Clara
Bisognerebbe protestare.
Silvio
(alquanto acre) Sì, bisognerebbe protestare…; ma per questa volta… non protesteremo.
Ricciardi
Ci vediamo al club?
Silvio
Per ora, rimango in casa: ho un po' d'emicrania… E te ne vai così presto?
Ricciardi
Un momento fa tua moglie mi ha messo alla porta.
Clara
Non è vero. Si è messo alla porta da sè.
Silvio
(a Ricciardi, con esagerazione) Ma resta, resta ancora un poco.
Ricciardi
No, Silvio, me ne vado…
Silvio
Te ne prego. Anche Clara te ne prega.
Clara
Io, no.
Silvio
(sinceramente sorpreso) Oh!
Clara
Per una ragione che non posso dire, io stasera… non debbo più parlare con lui.
Silvio
Ah? Tu non devi? (Guarda tutti e due più acutamente che egli non voglia mostrare. Pausa. – A Ricciardi:) Lei… non deve?
Ricciardi
(mal celando l'imbarazzo)… Lei non deve.
Silvio
Be'!.. allora, vattene.
(Un lunghissimo silenzio fastidioso, in cui pare che tutti e tre aspettino qualche cosa.)
Ricciardi
(a un tratto, risolutamente) Di nuovo, contessa!
Clara
Di nuovo…
Ricciardi
Arrivederci, Silvio!
Silvio
Arrivederci!
Ricciardi
(esce di corsa.)
SCENA V
CLARA e SILVIO
Silvio
(sforzandosi di sembrar calmo e gaio) Cos'è tutta questa faccenda?
Clara
Mistero!
Silvio
Io non sono punto curioso e non voglio punto sapere di che si tratti.
Clara
Persuasissima.
(Pausa.)
Silvio
(prende un giornale, siede sopra una delle poltroncine del dos-à-dos e finge di leggere.)
Clara
(gli si avvicina con affetto) Di': hai veramente l'emicrania?
Silvio
Un poco.
Clara
Che fai?.. Leggi il giornale capovolto?
Silvio
Io?.. Ah, sì!.. (Addrizzandolo) Tanto, è lo stesso.
Clara
Non sei di cattivo umore?
Silvio
Che! che! Sono così allegro! (Ride falsamente, meccanicamente.) Ah ah ah! Non lo vedi?
Clara
Vogliamo andare insieme da lady Wolff?.. Vogliamo starcene qui come due colombini?..
Silvio
(con eccessiva gentilezza) Ma perchè non ci vai sola da lady Wolff? C'è giù la carrozza: profittane. Va, piccina mia, va…
Clara
E se non volessi andarci sola?
Silvio
Mio Dio! Che novità, stasera!
Clara
Che novità! Che novità! Avevo stabilito di passare con te il resto della serata. Ti secca?
Silvio
Anzi!
Clara
Ebbene… (tocca il bottone del campanello) resteremo in casa.
Silvio
Tanto meglio, cara.
Il servo
(entra.)
Clara
Avvertite giù che non ricevo. E dite al cocchiere che stasera non si esce. (A Silvio) Va bene? (Al servo) Per domani poi… (Riflette.)
Silvio
Ricòrdati che domani verrà De Negris per cominciare il famoso ritratto.
Clara
Stordita!.. A che ora verrà?
Silvio
Non so… Dall'una alle due, disse.
Clara
All'una facciamo colezione.
Silvio
Dopo.
Clara
Impossibile dopo!
Silvio
Impossibile, perchè?
Clara
Ho da fare.
Silvio
Non sarà nulla di così urgente.
Clara
(con durezza) Ho da fare! Ho da fare!
Silvio
(notando la caparbietà di Clara) Eppure ci tenevi moltissimo a questo ritratto… Era diventato la tua idea fissa… Io poi dico: che ti costa di posare un'oretta dopo colazione?
Clara
(recisamente) È inutile, Silvio, non insistere!.. (Pausa.) Sta tranquillo…: scriverò io due righe al pittore. (E subito licenzia il servo:) Andrea, potete andare.
Il servo
E per domani, eccellenza?
Clara
Il mio coupè all'una e mezzo… O meglio, no…: Darò gli ordini domattina.
(Il servo via.)
Silvio
(tra sè) All'una e mezzo!.. Che storia è questa?
Clara
(corre a lui con vivissima espansione) Ed ora, tutta per te!
Silvio
(tormentandosi nella finzione) Come sei buona!
Clara
(sedendogli sulle ginocchia) Non è vero: forse non sono nè buona nè cattiva… Forse sono una buona moglie e una cattiva donna, o viceversa. Chi sa!.. Ti sembra strano?
Silvio
(assorto sempre più nelle sue preoccupazioni) Piuttosto!
(Pausa.)
Clara
E non mi dici nulla di grazioso… Sei così freddo!.. Non mi abbracci, non mi carezzi… non mi baci… (S'alza.) Auff!
Silvio
Stavo per farlo…
Clara
(scattando) Troppa preparazione, mio caro! Diventi un pessimo marito… Sì, sì, un pessimo marito! Il vero amore coniugale è sempre estemporaneo!
Silvio
Non mi hai tu detto che in frac e in gran toilette non si è mai veramente soli?
Clara
Teorie passeggere!
Silvio
E l'emicrania non la conti per nulla?..
Clara
Ah! La chiama emicrania, lui!
Silvio
Aspetta che passi e vedrai.
Clara
(sedendo sull'altra poltroncina del dos-à-dos, alle spalle di Silvio) Aspetterò. (Prolungatissimo silenzio. – Poi, chiama piano:) Silvio…
Silvio
(più che mai assorto) Che vuoi?
Clara
… Pronto?
Silvio
No.
Clara
Sempre l'emicrania?
Silvio
Già.
Clara
Aspetterò. (E piega le braccia, paziente.)
(Un altro lunghissimo esagerato silenzio.)
Silvio
(riconcentrato in sè stesso, rumina ed arzigogola.)
Clara
(voltando appena la testa gli guarda i capelli con la coda dell'occhio: indi si allunga sulla poltroncina, piega le braccia, stende le gambe, e dà un sospiro profondo:) Ah!!!..
(Cala la tela.)
ATTO SECONDO
Salotto elegantissimo e bizzarro. Un carattere artistico predomina. La stanza è ottagonale. Nella parete di fondo, si apre, a due battenti, una grande porta, da cui, discendendo pochi scalini, si va in un grazioso giardino. Nella parete a sinistra, collaterale alla gran porta, un'altra porta. Nella parete a destra, un'ampia finestra attraverso la quale si vede, ancora, il verde del giardinetto. Qua e là, mensole con sopra gingilli squisiti, statuine in marmo e in bronzo, vasi di fine maiolica. Sparsi dovunque, ritratti di donne di tutte le dimensioni e in grandissimo numero. Un'ampia scrivania sovraccarica di carte, di libri e di giornali. Un pianoforte. Librerie, tappeti, stoffe antiche.
La camera è inondata di sole.
SCENA I
RICCIARDI, solo, poi, il servo LORENZO
Ricciardi
(va aggiustando i mobili capricciosamente. Apre il pianoforte, cerca fra le carte di musica) Ah!.. Il mio Chopin!.. Questo ci vuole! (Colloca l'album di Chopin sul leggìo. Riflette. Apre l'album.) Suggestivo!.. (Mette più in mostra qualche bel ritratto di donna) Bene… Così… (Va alla scrivania, prende un foglio scritto e, in piedi, legge a bassa voce:)
«O voi, madonna, che vivete dove
giammai non giunge alcuna umana cosa,
dite: la vostra immagine che move
dall'alto e scende a me più luminosa
del sole…»
(Pensa per comporre il resto.) «… del sole… del sole…»
Lorenzo
(entra portando in mano molti fiori sciolti.)
Ricciardi
Hai aperto il cancello?
Lorenzo
Eccellenza sì.
Ricciardi
Distribuisci questi fiori nei vasi… dappertutto. (Continua a pensare.) «… Più luminosa, del sole…» Vediamo un po'… (Siede e scrive. Poi legge con compiacenza e a poco a poco alza la voce nel volo lirico:)
«… e più gentile e pura e bianca
d'una bianca colomba immacolata…
Lorenzo
(credendo che il padrone abbia parlato a lui) Vostra eccellenza comanda?
Ricciardi
Niente. (Legge:)
… darà a la vita mia giovane e stanca
la morte che, sognandovi, ho sognata?»
(Tra sè:) Questo basta per… (Lascia il foglio sulla scrivania) Qui… (Indi, al servo:) Più sparpagliati, più diffusi… E qualche fiore lascialo cadere tra quelle statuine, tra quei ritratti. No!.. No!.. Non nascondere quel ritratto lì dietro i fiori. Diamine! Non vedi che è una donna magnifica? Le belle donne sono come le ciliege. Con una ne pigli dieci… E che dedica! Un effetto sicuro! (Pausa.) La Venere di bronzo mettila un po' più in fuori. (Il servo muove una statuina rappresentante una donna vestita.) Che fai? La Venere è quella nuda… Non si sono mai viste delle Veneri vestite, scioccone! In fuori, in fuori… Lascia che si veda… Bravo! E adesso, vecchio mio, sentirai bene. (Gli si avvicina.) Al giardiniere dirai di allontanarsi per un paio d'ore. Se ne vada a fare una passeggiata… una lunga passeggiata. (Lorenzo si avvia.) Aspetta. (Il servo si ferma. Ricciardi guarda il suo orologio: e, gioiosamente concitato, si frega le mani.) Quanto a te, poi, fra una quindicina di minuti ti metterai in un cantuccio del giardino, dal quale tu possa vedere chi entra. Mi spiego? Verso le due, entrerà una signora. Tu non ti avvicinerai a lei e non ti mostrerai a lei. Mi spiego? Sinchè ella sarà qui, tu non ti muoverai dal tuo cantuccio, ma terrai d'occhio il cancello, il quale dovrà restare sempre aperto perchè non so s'ella vorrà uscire di là o, più prudentemente, per la mia porticina particolare… Se vedi venir qualcuno – chiunque sia – , tu sbuca dal cantuccio, avverti ch'io non sono in casa, e torna al tuo posto. Mi spiego, sì o no?
Lorenzo
Eccellenza sì.
Ricciardi
(tendendo l'orecchio) Ohè… zitto!.. Non senti un rumore di passi?.. (Emozionato) Che sia già lei?.. Così presto! (Al servo:) Via, Lorenzo, nasconditi. (Spingendo il servo nella stanza a sinistra) Non voglio ch'ella, entrando, si adombri! Poverina! (Appena cacciato il servo dentro, raggiante di gioia, s'avvia verso il giardino.)
(Entra Silvio)
SCENA II
SILVIO e RICCIARDI, e ancora il Servo
Ricciardi
(vivamente sorpreso e turbato) Oh! Tu!
Silvio
Che è? T'ho fatto paura?
Ricciardi
Ma che! Tutt'altro!.. Mi hai fatto un piacere, un vero piacere. Come va da queste parti?
Silvio
Ti dirò… Facevo una passeggiata al sole… Trovandomi dinanzi al tuo giardino, mi son lasciato tentare dal cancello aperto e mi son detto: bah! andiamo a vedere cosa fa quel caro Gino.
Ricciardi
Bellissima idea!
Silvio
T'incomodo forse a quest'ora?
Ricciardi
Incomodarmi a quest'ora? Tu incomodare me?.. Oibò! Sei pazzo?
Silvio
(tra sè:) Scandagliamo il terreno. (A Ricciardi, cavando di tasca l'orologio:) Sono le due meno venticinque.
Ricciardi
(cavando fuori anche lui l'orologio) Già… le due meno… venticinque.
Silvio
Anzi… vedi… le due meno venti.
Ricciardi
Sei sicuro che il tuo orologio non avanzi?
Silvio
Sicurissimo.
Ricciardi
(aggiustando il suo) Perbacco!
Silvio
Scusa, perchè poi perbacco?
Ricciardi
«Perbacco»? Ho detto: «perbacco»? Ah… perbacco, siedi… che diavolo! Fuma una sigaretta… Non fare complimenti. Piglia, piglia una di queste egiziane. (Gli porge una scatola di sigarette.)
Silvio
Egiziane? (Ne prende una.)
Ricciardi
Egiziane.
Silvio
E… non devi uscire?
Ricciardi
(dandogli da accendere) Sì… sì… infatti, devo uscire.
Silvio
Oh! allora non seggo. Usciremo insieme.
Ricciardi
Bravo! Usciremo insieme. (Chiama nervosamente:) Lorenzo!.. Lorenzo! (Lorenzo comparisce.) Il cappello, i guanti, il bastone. Presto!
Lorenzo
Come! Vostra eccellenza esce?
Ricciardi
Esco, esco… Meno osservazioni!
(Lorenzo, via.)
Silvio
Grazioso il tuo nuovo quartierino!
Ricciardi
Non ci eri mai stato?.. Non c'è male… Per un garçon, capirai…
Silvio
(andando attorno e cacciando lo sguardo indagatore nelle stanze attigue) È un ambiente che mi piace molto!
Ricciardi
(pianissimo a Lorenzo, che è tornato, e prendendo dalle mani di lui il cappello, i guanti, il bastone:) Mettiti dinanzi al cancello… e se arriva la signora che aspetto, dille… dille… Ma che cosa bisogna dirle?!..
Silvio
(proseguendo l'ispezione) Libri, oggetti d'arte, un arem… in fotografie! Mi piace, mi piace… Verrò a trovarti spesso…
Ricciardi
Me lo prometti?
Silvio
Certo! Te lo prometto.
Ricciardi
(a Lorenzo, alzando la voce, irritato:) E tu, che fai lì impalato?
Lorenzo
Aspettavo…
Ricciardi
D'andare all'inferno?
Lorenzo
Eccellenza sì.
Ricciardi
E bada che non sono in casa per nessuno! Hai capito bene tutto?
(Lorenzo se ne va per l'uscio del giardino.)
Silvio
Dunque, non esci?
Ricciardi
Oh bella!.. Se ho detto al servo che non sono in casa per nessuno significa che esco.
Silvio
Il più delle volte quando non si è in casa per nessuno, si è in casa per sè stessi. Ma giacchè esci davvero, andiamo.
Ricciardi
Andiamo… (Indugia, cava di tasca l'orologio e lo guarda, mostrando, suo malgrado, d'essere inquieto.)
Silvio
(osservando ogni moto di lui, simultaneamente cava fuori anche lui di nuovo l'orologio)… meno quindici.
Ricciardi
(risoluto) Tutto sommato, io non esco.
Silvio
Se te l'avevo detto!
Ricciardi
Gli è che ero in dubbio, ecco.
Silvio
Gino, io mi accorgo d'essere capitato in un cattivo momento.
Ricciardi
Cosa ti salta in mente, adesso?
Silvio
È così! È così! O hai da uscir solo, o aspetti qualcuno.
Ricciardi
Ma ti pare! E poi con te non farei cerimonie…
Silvio
Non ci mancherebbe altro! E giacchè tu mi garantisci ch'io non sono di troppo… facciamo quattro chiacchiere. (Si stende sopra un canapè.) Dammi un'altra egiziana.
Ricciardi
Prendi. (Passando di dietro a Silvio, con la scatola di sigarette in mano, ha un moto di rabbia, e, non visto, accenna di battergli la scatola sulla testa.)
Silvio
Buone le egiziane, ma si smorzano facilmente. (Piglia un'altra sigaretta.)
Ricciardi
(gli dà da accendere) Facilissimamente!
(Un silenzio.)
Silvio
Oh, benone!.. (Pausa.) Povero Ridolfi! Sai quel che gli è capitato?
Ricciardi
Lo so.
Silvio
Che te ne pare?
Ricciardi
Cioè… non lo so. Perdona… Ero distratto: non so nulla.
Silvio
Te lo racconto io. È tutto un romanzo.
Ricciardi
(irrequieto, agitato, andando su e giù) Ah?
Silvio
Un lungo romanzo.
Ricciardi
Lungo? Meglio!
Silvio
Avrai sentito parlare qualche volta d'una certa viscontessa d'Aribert…: quella che stette a Napoli una ventina d'anni fa e che all'improvviso se n'andò… non si è mai saputo dove… La sua casa era una specie di lanterna magica… Già, le case delle viscontesse sono sempre così! Allora io ero un ragazzetto, come te. Pure, ricordo tutti gli aneddoti piccanti che venivano fuori sul conto di lei…
Ricciardi
(nervosissimo, alla chetichella, guarda il suo orologio.)
Silvio
(se ne avvede e guarda il suo)… meno dieci. Mio nonno faceva una gran collezione di quegli aneddoti… E li smaltiva poi con quel suo accento insinuante, bonario… Ah, che delizioso raccontatore! Che raccontatore efficace!.. Per esempio…
Ricciardi
Ma, dico, non mi parlavi di Ridolfi?
Silvio
Ci vengo, ci vengo. Ridolfi frequentava appunto il salone della viscontessa… e non soltanto il salone… Te ne meravigli?.. Perchè?.. Era troppo giovane? Ma ti prego di considerare che oramai Ridolfi ha cinquant'anni suonati… Dici di no? (Pausa.) Dici di no?
Ricciardi
(che non lo ha ascoltato) Cosa?
Silvio
Secondo te, non ha cinquant'anni?
Ricciardi
(prendendo un'improvvisa risoluzione, tra sè:) Coraggio! (A Silvio) Sì, ce ne ha cinquanta, ce ne ha settanta, ce ne ha cento, ma io, Silvio, ti confesso che aspetto qualcuno, e tu… te ne devi andare!
Silvio
(colpito, contenendosi, si alza) Ah, perdio! Avevo indovinato!
Ricciardi
Ed ora ti dico anche la causa del mio imbarazzo… Io avevo un appuntamento alle due… con… la tua signora… allo skating… e non mi ci posso recare.
Silvio
(battendosi la fronte con subitanea contentezza) Ah! Ora capisco! Alle due?!
Ricciardi
Sì… Che capisci?
Silvio
Niente… Lei mi aveva accennato… Ma perchè non dirmelo prima?
Ricciardi
Mi sembrava strano di rivelare proprio a te la scortesia che io stavo per commettere a tua moglie… Le avevo promesso di darle oggi la prima lezione di pattinaggio, con la speranza…
Silvio
(ridendo)… di farla cadere…
Ricciardi
Forse; e invece…
Silvio
Non preoccuparti…
Ricciardi
Senti, senti, Silvio mio: aiutami un po': corri allo skating: la troverai già lì, e, che so!, inventa tu, col tuo spirito, qualche cosa per farmi perdonare. Ma subito, perchè già sono le due…
(Insieme, guardano l'orologio.)
Silvio
… meno cinque. Non darti pena… Vado io, vado io…
Ricciardi
Ti raccomando… Ed ora che esci, prendi la via a destra… scendi per la scalinata che fiancheggia il West-End-Hôtel… (Accompagnandolo alla porta) È una scorciatoia… Arriverai in un lampo…
Silvio
Non dubitare… Corro… Volo… Lascia fare a me… Buona fortuna, cattivo soggetto! (Esce correndo.)3
Ricciardi
(sulla soglia) Mi affido alla tua fantasia… E grazie, sai! (Tra sè, trepidando:) Dio voglia che non s'incontrino dinanzi al cancello!.. (Presso la finestra, ansiosamente, segue Silvio con lo sguardo.) Se ne va… Se ne va… (Pausa. Indi, parla dalla finestra:) Lorenzo… vieni qui:… accòstati. Il conte Sangiorgi è uscito dal giardino?
Lorenzo
(da fuori) Eccellenza sì.
Ricciardi
Da che parte è andato?
Lorenzo
Ha voltato a destra ed è sceso a rotta di collo per lo scalone.
Ricciardi
È venuto qualcuno, intanto?
Lorenzo
Eccellenza, no.
Ricciardi
Ah! Respiro!.. (A Lorenzo, sempre dalla finestra: )Adesso, a te. Ricòrdati tutte le mie disposizioni. Attento, eh? (Tra sè:) Non mi par vero! (Passeggia per la stanza, fantasticando e febbrilmente aspettando. Siede. Si alza. Va alla porta. Va alla finestra. Guarda. Torna a sedere, inquietissimo. Torna ad alzarsi. Ad un tratto, scorge Clara, e, al colmo dell'emozione, esclama:) Ah, ci siamo! (Corre in giardino.)
SCENA III
RICCIARDI e CLARA. Poi, il servo LORENZO
Clara
(ha una graziosa e semplice toilette da mattino. Indossa un piccolo paltò. Entra, con le mani nel manicotto, con un'aria di persona molto affaccendata e frettolosamente va difilata a sedere sopra una delle seggiole che sono nel centro della stanza.)
Ah! Eccomi qui…
Ricciardi
(seguendola con pari velocità, chiude subito la porta d'ingresso, e, con evidente sodisfazione, s'inchina a lei in un atteggiamento galante e sentimentale.) Prima di tutto, lasciate che io vi ringrazi della cortese puntualità con la quale…
Clara
(interrompendolo, sempre con la stessa aria frettolosa) Basta, basta! Eccomi qui: – Seducetemi!
Ricciardi
(tentando di sottrarsi alla burletta) Ma io, contessa…
Clara
Non ci sono ma e non ci sono contesse. Io, mio buon Gino, non ho tempo da perdere. Sono in casa vostra, sono nelle vostre mani, le porte sono chiuse… almeno lo spero; nessuno ci vede e nessuno ci sente. Poche chiacchiere, e procedete subito alla seduzione.
Ricciardi
E voi credete ch'io abbia avuta davvero l'ingenuità di vagheggiare una seduzione?! Come v'ingannate! Il sedotto, purtroppo, senza che voi ne abbiate colpa, veh!, il sedotto sono io. Clara, voi lo avete capito che io vi amo. Voi lo avete capito che la mia sfida e la mia baldanza non erano che l'artifizio del mio amore. Io ho desiderato che voi veniste in casa mia, questo sì, ma perchè? Per avere agio di vedervi e di parlarvi liberamente, fuori dell'ambiente in cui voi ed io abbiamo il dovere d'essere delle persone di spirito. L'ho desiderato per potermi confessare a voi, l'ho desiderato per dirvi ch'io sono null'altro che un povero innamorato, (scaldandosi di proposito) l'ho desiderato per…
Clara
Per… per… per… Tutto questo è completamente inutile!
Ricciardi
Inutile!?
Clara
Sì, inutile!, inutile!
Ricciardi
(con slancio) Eppure…
Clara
Sentite, caro Gino: io sono venuta da voi per essere sedotta: se voi non avete voglia di sedurmi, io me ne vado.
Ricciardi
Ah! Clara! Clara! Voi siete venuta da me per umiliarmi, ecco, e ci riuscite perfettamente. Ma se l'insistenza del vostro sarcasmo potrà almeno esaurire la vostra crudeltà, io lo accetto come un beneficio.
Clara
(guardandolo e ascoltandolo con curiosità birichina) E poi? Avanti!.. E poi?
Ricciardi
Sì, sì, voi avete l'aria di non credere alle mie parole!.. E avete torto. Ridete, ridete anche, se vi piace: ridete della mia pochezza e di questo mio pazzo innamoramento: tormentatemi se il tormentarmi vi diverte: ma non mi attribuite la volgare puerilità di una finzione… No! Voi non potete attribuirmela. La vostra intelligenza non può non intendere (esagerando la propria eccitazione sincera) che in questo momento io sono schietto! Clara, scusatemi, siete voi, siete voi che fingete! Fingete di non intendermi, fingete di non credermi, fingete…
Clara
Ma no: rassicuratevi! Io vi dichiaro formalmente d'intendervi, di credervi e di non mettere in dubbio il vostro amore. Voi siete innamorato di me; e ciò mi fa molto piacere. Parola d'onore, vedete, ne sono contenta. E appunto perciò sono venuta. Io ho fiducia nelle vostre forze, ho fiducia nelle vostre seduzioni, ho fiducia nel vostro fascino. Sono qui, sola, solissima, nel vostro incantevole salotto, e son piena di buona volontà. Ora spetta a voi di fare il resto. Su, via, caro Gino, ve ne prego, innamoratemi, e non ci pensiamo più.
Ricciardi
(scoraggiato, si lascia cadere sopra una seggiola, sospirando:) Siete inesorabile!
Clara
(crucciandosi ostentatamente) No! no! no!.. Così non ne faremo niente! Quell'aria di martire non vi si addice… E poi, che so?, io mi aspettavo tutt'altra cosa! Troppa prudenza!.. Troppa mitezza!.. Troppa umiltà!.. (Impaziente, si alza.) Non ne faremo niente, vi dico, non ne faremo niente!.. (Pausa.) Che bel sole!.. Che aria tiepida!.. (Lo guarda con civetteria lievemente beffeggiatrice.) Sembra primavera! (Butta via il manicotto, e comincia a togliersi il paltoncino, accostandosi molto a lui.) Ho perfino caldo. Tiratemi queste maniche. (Allunga un braccio per farsi aiutare.)
Ricciardi
(le toglie del tutto il paltoncino, lo mette in un angolo, e siede un'altra volta, accasciato.)
Clara
Come vedete, non ho ancora perduta ogni speranza!.. Non me ne vado. Resto, e mi metto à mon aise… Lo permettete? (Un silenzio. – Va in giro per la stanza, osservando, curiosando. Presso il pianoforte, si ferma, guarda l'album aperto sul leggìo, con caricata sentimentalità.) Chopin!.. Secondo notturno. Ah! quello in cui è un delizioso effetto d'organo, così pieno di misticismo… Che soavità! (Con una mano accenna sul pianoforte le prime note d'una volgare canzone napolitana: «La ritirata».) Che dolcezza!.. (Continua la rassegna.) Questa stanza è il simbolo del vostro cervello: c'è tutto!.. (Si ferma presso la scrivania) Laboratorio letterario. Officina epistole e annessi. (Prende il foglio scritto.) Si può?
Ricciardi
Scarabocchi… Robuccia appena abbozzata… (Con la speranza ch'ella legga) Non voglio che leggiate.
Clara
Ci scommetto che l'avete lasciata quassù apposta per farmela leggere… Vediamo.
Ricciardi
Io vi prego, invece, di non leggere.
Clara
(senza dargli ascolto, legge:) «O voi, madonna… (A Ricciardi, con curiosità:) Dice… madonna?
Ricciardi
Forse.
Clara
(ricomincia con enfasi e gesticola seguendo il senso di ogni parola:)
«O voi, madonna, che vivete dove
giammai non giunge alcuna umana cosa,
dite: la vostra immagine che move
dall'alto e scende a me più luminosa
del sole, e più gentile e pura e bianca
d'una bianca colomba immacolata,
darà a la vita mia giovane e stanca
la morte che, sognandovi, ho sognata?»
Punto interrogativo! (A Ricciardi:) Versi?
Ricciardi
Pare.
Clara
Sì, me ne sono accorta. Volevo dire: versi che scrivete per me?
Ricciardi
Probabilmente.
Clara
«La morte che, sognandovi, ho sognata?..» Brrr… Questa faccenda della morte si riferisce proprio a me? Vi faccio un bello effetto!.. Meno male che ve lo faccio in sogno. Non siete un poeta decadente. Io adoro i decadenti. (Con declamatoria intonazione laudativa) Quelli lì dicono tutto ciò che vogliono, ma almeno nessuno li capisce! (E continua a gironzolare, osservando.) Quanti bei ritratti di donne! Tutte vostre amanti… beninteso!.. Tutte più fortunate di me… Questo, per esempio, di chi è? (Prende un grandissimo ritratto di vecchio con una immensa barba bianca e lo mostra a Ricciardi.)
Ricciardi
(alzando le spalle) È il ritratto d'un uomo.
Clara
Marito d'una vostra amante?
Ricciardi
Ma che!
Clara
Padre d'una vostra amante? (Pausa.) Fratello?
Ricciardi
Mio Dio, contessa, non siate così ingenerosa! Basta, ora!
Clara
Basta che cosa? Fra tante donne trovo un uomo: è naturale che io me ne interessi. Chi è?
Ricciardi
Non lo so.
Clara
Come non lo sapete?
Ricciardi
È un russo… Lasciatelo in pace.
Clara
Il nome?
Ricciardi
(paziente) Paikowsky.
Clara
Paikowsky? Ho capito: musicista. Che ha composto?
Ricciardi
(trattenendo l'irritazione) Non è musicista!
Clara
Poeta?
Ricciardi
(rabbioso) Nemmeno!
Clara
Pittore?
Ricciardi
(quasi tra sè:) C'è da morirne!
Clara
(accalorandosi) Ma si può almeno sapere che diamine fa il vostro russo?
Ricciardi
(scattando) E da voi si può sapere quando finirete di torturarmi così atrocemente?
Clara
In fede mia, voi siete un bel tipo! Io vi dico tutto ciò che mi riesce dirvi di più lusinghiero, io rinunzio ad ogni resistenza, io mi metto a disposizione del vostro valore e del vostro amore, io, come meglio so e posso, v'incoraggio a tutto; e voi ve ne state lì, timido e vergognoso, peggio d'uno scolaretto che, non avendo imparato bene a mente la lezione, tema d'essere interrogato; e per giunta?.. Per giunta poi ve la pigliate con me. Ah, questo è incredibile! E che vorreste? Vorreste ch'io vi saltassi al collo? o che mi gettassi ai vostri piedi? o che cascassi in convulsioni e, contorcendomi e dibattendomi, pronunziassi il vostro nome adorato?.. Che vorreste?.. Queste cose dovrei farle, al più al più, con un collegiale, con un novizio; ma con voi! con voi! Io vi domando: siete o non siete quello che mi avete detto di essere?
Ricciardi
Contessa… voi scherzate male!.. È vero, io fui uno sciocco sfidando, apparentemente, il vostro spirito e la vostra virtù. Benchè io non sia stato consigliato, in fondo, che dalla speranza di potervi commuovere e non da quella di potervi conquistare, pure… riconosco il mio errore, riconosco la mia goffaggine. Sì, voi mi avete fatto riconoscere l'uno e l'altra. Dell'errore, quasi offensivo, vi chiedo perdono; ma, quanto alla goffaggine, dovrei chiedere perdono a me stesso, e non lo faccio. Notate. L'uomo che conviene d'essere goffo e che ci si rassegna, ha un gran vantaggio: – Non teme più di diventarlo. Ed è perciò che scherzate male!
Clara
(fredda) Se non mi sbaglio, lo sfidante cambia le armi, ma resta sul terreno.
Ricciardi
(eccitandosi sinceramente) A chi è innamorato come lo sono io, come lo sono oggi più che mai, come lo sono divenuto sotto la sferza del vostro scherno, come lo sarei diventato anche se fino a ieri non vi avessi conosciuta, non bisogna chiedere audacia neanche scherzando!
Clara
Armi da fuoco!
Ricciardi
E sia! Armi da fuoco, che potrei usare, mio malgrado, involontariamente. L'idea di essere ridicolo non mi trattiene più. Il mio sangue, i miei nervi, Clara, non mi consentono più la riflessione dell'uomo galante, nè la preoccupazione di parervi uno scienziato dell'amore. Voi sogghignate? E non me ne importa. Io vi sembro grottesco? E non me ne importa. Io vi sembro un cattivo commediante? E non me ne importa. Io vi sembro uno stolto, un imbecille, un fanciullo, un uomo volgare? E non me ne importa! Non m'importa più di niente, non capisco più niente, e, vedendovi vicino a me, bella, sorridente, sprezzante, disdegnosa, vi giuro Clara, vi giuro ch'io perdo la ragione! (Si slancia verso di lei.)
Clara
(ferma, piega le braccia in un atteggiamento ad un tempo altero e burlesco.)
Ricciardi
(soggiogato, si trattiene e indietreggia.)
Clara
Lo vedete che non sapete usare neanche le armi da fuoco? Molto rumore, e in conclusione?.. Nulla!.. Nulla!
Ricciardi
(abbassando la fronte e un po' mordendosi le labbra) Nulla!
(Si sente picchiare alla gran porta in fondo.)
Ricciardi
Chi è, chi è che si permette di picchiare così?
Lorenzo
(di fuori) Sono io: Lorenzo.
Ricciardi
E che vuoi, noioso? Vattene!
Lorenzo
Debbo dire qualche cosa a vostra eccellenza.
Ricciardi
No! Vattene.
Lorenzo
Vostra eccellenza mi perdonerà, ma io debbo dirle qualche cosa.
Ricciardi
Insomma, che c'è?
Lorenzo
Posso parlare?
Ricciardi
Parla.
Lorenzo
È ritornato il signore di poco fa. Io gli ho detto che vostra eccellenza era uscita e che in casa non c'era più nessuno.
Clara
(va sollecitamente a spiare dalla finestra.)
Ricciardi
(a Lorenzo:) Hai fatto bene.
Lorenzo
Ma egli ha risposto che aspetterà. E s'è messo di piantone dinanzi al cancello chiuso.
Clara
(allontanandosi dalla finestra, dispiacevolmente sorpresa) È mio marito!
Ricciardi
(allarmato) Sì, vostro marito. È venuto qui prima di voi, evidentemente sospettoso.
Clara
(con irritazione) E non me l'avete detto?!
Ricciardi
Era inutile d'impensierirvi. Ho deviato la sua attenzione dicendogli che mi aspettavate allo skating.
Clara
Impostore!
Ricciardi
Dovevo piuttosto fargli capire la verità per rovinarvi?!
Lorenzo
(di fuori) Vostra eccellenza ha ordini da darmi?
Ricciardi
Non so… Lasciami riflettere…
Clara
(costringendosi a parere spensierata e birichina come dianzi e rivelando invece di stare sulle spine) Ma non c'è da riflettere… Ripigliamo piuttosto il discorso dove lo avevamo interrotto… Voi non ve ne siete accorto, ma io cominciavo, finalmente, ad essere commossa dalle vostre parole. Credo che le armi da fuoco avevano toccate le mie corde sensibili. (Ride) Ah! ah! ah!
Ricciardi
Ridete ancora?
Clara
Non rido che adesso…
Ricciardi
(con delicata malignità) Ma non ne avete punto voglia.
Clara
V'ingannate! L'intervento di mio marito, il vostro smarrimento, questa faccia da cospiratore: tutto ciò mi diverte un mondo. (Impallidisce, lasciandosi un po' vincere dalla paura.)
Ricciardi
No, no! Tutto ciò non vi diverte!.. Contessa, il vostro spirito è finito. Voi non vi riafferrate più!
Lorenzo
(di fuori) Vostra eccellenza ha ordini da darmi?
Ricciardi
Aspetta, Lorenzo! (Abbassando la voce, con un'aria di uomo sagace) Quel che sentite, lo so; quel che temete, lo so; quel che vi addolora, lo so… E io… desidero salvarvi.
Clara
(in un istantaneo lampo di gioia) Che?!
Ricciardi
Ah, vi siete tradita!.. Ebbene sì, voglio salvarvi. (Cava di tasca una piccola chiave tersa.) Questa chiave apre un piccolo uscio alle spalle della mia palazzina… Voi potete uscire di qui non vista da vostro marito… Vi troverete in un viottolo che sta costruendosi… Camminerete diritto; e in pochi passi giungerete al Corso Vittorio… Così, egli vi aspetterà invano due, tre, quattro ore, quanto vorrà, e dovrà finire col convincersi d'avere sospettato ingiustamente… (Le porge la chiave con galanteria.)
Clara
(stendendo subito la mano per prenderla) Ah! Grazie!
Ricciardi
(ritirando un po' il braccio per impedirglielo pur tenendo sempre la chiave sotto gli occhi di lei come per tentarla) Un momento. Avete ben compreso che vi salvo?
Clara
Sì… l'ho compreso… E vi confesso che sono pentita della grave imprudenza… Abbiatevi la mia gratitudine, e datemi la chiave. (Stende di nuovo la mano per prenderla.)
Ricciardi
(di nuovo glielo impedisce) Un momento… La gratitudine è una bellissima ricompensa. Senonchè, io esigo qualche cosa di più concreto. Disposto a salvarvi; ma (con molta grazia) non dimenticate che io vi amo, contessa, e il mio amore non saprebbe perdonarmi questa eccessiva generosità.
Clara
(contraendo le linee del viso, e, aggrottando, severa, le sopracciglia) Che intendete dire?
Ricciardi
(con dolcezza incalzante e con fine intenzione vendicativa) È il mio amore che mi costringe a patteggiare. Io non vi offro, bensì io vi vendo questa chiave… Vi vendo la salvezza… Siete voi pronta a comperarla?
Clara
(indietreggiando con ribrezzo) Io!
Ricciardi
Non gridate… C'è di là il servo che attende… Pensateci, contessa. Pensateci bene… La chiave è qui. La salvezza è qui. Se non volete comperarla, siete… compromessa!
Clara
(prorompendo) Ah! vi…
Ricciardi
(immediatamente) Vigliacco!!!
Clara
Sì, sì, vigliacco!
Ricciardi
(scherzoso) Se lo sapevo!.. È la parola adeguata. In simili situazioni, specialmente a teatro, è la parola tradizionale. E difatti, in questo momento, voi siete un po'… Tosca, ed io sono un poco… assai poco… il barone Scarpia. Non è vero? Eh!.. Sicuro!.. «Vigliacco!» (Sogghigna. – Pausa. – Indi, assai gentilmente) Meno vigliacco, però, di quanto voi mi fate l'onore di credermi… Il mio amore, v'ho detto, mi costringe a patteggiare, e non ci è scampo! La salvezza ve la vendo, e a caro prezzo!.. Ve la vendo, contessa… ve la vendo… ve la vendo… (con ostentata umiltà) per un bacio. Come uomo, chiedo troppo, è vero; ma, come vigliacco, via, convenitene, chiedo pochino. Volete pagare?
