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Antonio Negri
In gondoleta
Barcarole e Rime Veneziane

Pubblicato da Good Press, 2020
EAN 4064066072940
Indice
PREFAZIONE
AVVERTENZA
MONTA, NINETA, IN GONDOLA….
«AMAR, AMAR, AMAR….»
PARCOSSA?…
TRA BARCARIOI
EL SCALDIN[1]
SU L'AQUA LIMPIDA….
DAL MOLO
SU LA LAGUNA
GO DITO CHE….[1]
ANTITESI
NE LA QUIETE
TRADIMENTI
PRIMAVERA
A CHI DÀ E TOL….
SAMARCO[1]
RICORDI
QUANDO….
RONDINELE
SOTO EL FELZE[1]
AMOR….
FILOSOFIA
LA PETÉGOLA[1]
PERCHÈ?…
INCANTO
…E T'Ò VARDÀ!…[1]
BELA CRUDEL
CO' TI RIDI….
SMARA[1]
DRIO LA TENDINA[1]
VUSTU MONTAR?…
I SOGNI
STORNEI
REDENTOR ANTICO[1]
XE 'L TO BALCON SERÀ!…
TRE TERNI
VIEN IN GONDOLA
MARINA
«NO» E «SÌ»
AH! POVARETA MI!…
NELL'ALBUM
GONDOLA NERA
LA VÈNTOLA
TEMPESTA
XE PASSÀ EL TEMPO
STRIGÀ!…[1]
EL GONDOLIER
OTOBRADA
RELOGIO FERMO[1]
NEVE
NEVE E AMOR
MISTICA
A VENEZIA
ADIO!
PREFAZIONE
Indice
Eccoti, lettrice gentile, dei versi in dialetto veneziano, in quel dialetto che, se sei veneziana, suona sulle tue labbra come una carezzevole armonia, e che, anche se non sei veneziana, sa giungere all'orecchio tuo come una facile musica dolce.
Non ti voglio annoiare con una lunga prefazione: debbo però dirti che questi versi sono stati composti dal 1893 al '95 e che sono inediti, eccetto poche poesie che uscirono insieme ad altre non comprese nel presente volume, nei giornali dialettali di Venezia, sotto il mio pseudonimo: RATAPLAN.
Così ho detto quanto sentivo il bisogno di dirti: leggi ora i miei versi, lettrice buona e cortese. E se le mie barcarole, le mie canzonette, le mie vilote ti saranno piaciute, o lettrice, ringrazia la mia Venezia, la cara città che le ha dettate al mio cuore, quando, a tarda sera, muto e raccolto passeggiavo lungo il Molo, sotto l'argenteo fulgore lunare, di fronte all'isola di S. Giorgio, misteriosa nell'ombra, mentre nella pace notturna l'alito soave della brezza e l'onda quieta della laguna s'accordavano a una dolce armonia.
Venezia, 7 aprile 1895.
ANTONIO NEGRI.
AVVERTENZA
Indice
Per quanto riguarda l'ortografia adottata nel presente volumetto, devo premettere due parole. Come consigliò Attilio Sarfatti nella «nota» premessa alla prima edizione delle sue Rime Veneziane, anch'io scrissi la consonante c davanti ad i, e, con la cédille, che determina il suono s: e tolsi l'h, che si soleva una volta mettere fra la c e la i, la c e la e. Così çielo, çimitero, çità, dolçe, ecc., si leggeranno: sielo, simitero, sità, dolse, ecc.; invece di vechio, vechi, vechie, ochio, a chico a chico, ecc., secondo la grafia antica, preferisco scrivere vecio, veci, vecie, ocio, a cico a cico, ecc., le quali parole, non avendo alcun segno, si leggeranno come sono scritte.
In quanto concerne il modo per indicare graficamente il suono palatino della c che segue alla s, convengo con quanto scrisse il Dottor Umberto Spanio nella «Avvertenza» anteposta ai versi Un toco de vita veneziana, pubblicati sotto il pseudonimo: GRILO. Trascrivo le sue parole: «La difficoltà maggiore sta nel modo di indicare graficamente il suono palatino del c che segue alla sibilante dentale. Il Boerio ed altri proposero di rendere questo suono coll'aggiunta di un h ed insegnarono quindi di scrivere: rischiar, schioco, schiantar, ecc. Altri tentarono di indicare questo suono coll'interporre una lineetta fra la s e la c: ris-ciar, s-cioco, s-ciantar. Perchè non adottare il sistema della linguistica moderna, che distingue il suono palatino del c per mezzo di un accento sovrapposto? Così: risćiar, sćioco, sćiantar, si pronunciano come fosse scritto: ris-ciar, s-cioco, s-ciantar, a differenza della pronuncia di sciar, scioco e simili», che si pronunciano come ad esempio l'italiano: scia.
MONTA, NINETA, IN GONDOLA….
Indice
Monta, Nineta, in gondola,
Te condurò lontan su la laguna;
Vien, Nina mia, destrighete,
Chè, fin dal çiel, le palide
Stele te fa l'invito a una, a una.
Su l'onda queta e limpida,
El cuor xe più espansivo e più sinçero;
Fra la pase dolçissima
Del mar, del çielo splendido,
L'amor ga un zentil senso de mistero.
Adasio, el vento tiepido
Che de l'Oriente porta la carezza,
Ne sonarà la musica
Che sente sole l'aneme
Inamorae, co un'intima dolçezza.
E quando po' le nuvole
Vorà ofuscar de la gran luna el viso,
Ne la penombra, palide
Fantasme dirà storie
De cuori innamorai, de paradiso.
E da lontan, Venezia
Zentil e ciara[1] sora l'aqua piana,
Velada[2] un fià[3] da nebie
Che più cressa el so' fassino,[4]
Soridarà come oriental sultana.
Storie de amor, de spasemi
D'aneme inamorae cantarà el vento;
I nostri cuori zoveni
I sentirà in un'estasi
La divina poesia del firmamento.
De la laguna el plaçido
Specio, del çiel rifletarà i splendori;
Ne l'incantà silenzio
Sentiremo a l'unisono
El bater spezzegà[5] dei nostri cuori….
Monta, Nineta, in gondola,
Te condurò lontan su la laguna;
Vien, Nina mia, destrighete,
Chè, fin dal çiel, le palide
Stele te fa l'invito, a una, a una.
[1] ciara = chiara.
[2] velada = velata.
[3] un fià = un po'.
[4] che più cressa el so fassino = che più accrescano il suo fascino.
[5] el bater spezzegà = il battere affrettato.
